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Altro che DAD!

Quando i miei genitori erano piccoli, negli anni 1960, anche loro facevano DAD. Si, intendo proprio la didattica a distanza, ma a distanza da casa loro!!!

I miei nonni, con mio padre e mia zia vivevano in una masseria in campagna, a circa 10 km dal centro abitato ma a pochi minuti a piedi dalla masseria vicina, con una miriade di bambini di tutte le età che stavano sempre insieme a combinare guai quando si finiva di lavorare. Alcuni avevano il compito di raccogliere le uova e mungere gli animali, altri davano da mangiare alle mucche e tenevano “puliti” i pavimenti delle stalle, altri andavano a raccogliere la legna, ecc. ecc. e poi andavano tutti a scuola insieme, a piedi, da soli.

Dai 6 ai 10/11 anni frequentavano tutti la stessa classe della scuola rurale in un piccolo caseggiato di campagna fatto costruire apposta.  La scuola era tra Acquaviva delle Fonti e Gioia del Colle (provincia di Bari), vicino ad un campo di grano e ai canali dell’acquedotto Pugliese.

Il caseggiato era abbastanza grande e si divideva in due zone: nella parte più grande viveva il maestro, o la maestra con la loro famiglia, se ne avevano una, e nell’altra parte c’era la classe, molto ampia con affaccio a est sul giardino interno. Si imparava a scrivere e a leggere, qualche operazione matematica, religione e si facevano anche progetti di “manualità” all’aperto e i bambini più grandi aiutavano quelli più piccoli o chi rimaneva indietro per le troppe assenze dovute a “motivi familiari” o meglio, dovrei dire “motivi lavorativi”.

La nonna mi raccontava che in prima elementare accompagnava la zia a scuola e la andava a riprendere perchè era troppo piccola per andare da sola. L’anno successivo, e cioè da quando anche mio padre iniziò la prima elementare, iniziarono ad andare e a tornare da scuola da soli. Ve lo immaginate, oggi, mandare i bambini di 6 e 7 anni a scuola attraversando kilometri e kilometri di campi da soli? Forse molti preferirebbero la DAD!

Se tutto andava bene, si prendeva la licenza elementare e tutti erano felici, soprattutto i genitori che potevano avere due mani in più per i lavori agricoli o casalinghi e non dovevano preoccuparsi di trovare una soluzione per mandare i figli a scuola in paese, perchè in campagna si poteva frequentare solo la scuola elementare. Sebbene l’obbligo scolastico fu fissato fino ai 14 anni già dal 1924, solamente nel 1963, con la riforma della scuola media, quest’obbligo venne preso sul serio da istituzioni e famiglie.

E fu proprio nel 1964 che mia zia avrebbe dovuto iniziare la scuola media. Per fortuna, allora, le famiglie erano alquanto numerose e non ci si faceva problemi ad ospitare un bambino in più nel bilocale che chiamavano casa; mia zia si trasferì per tutto l’anno scolastico a casa di una delle tante cugine materne che vivevano in paese, così da poter frequentare la prima media come previsto dalla nuova legge. I nonni andavano in paese a trovarla almeno una volta a settimana portando qualche prodotto agricolo o dei soldi ai cugini come ringraziamento per l’ospitalità e si raccomandavano in continuazione con mia zia di “fare la brava, non dare fastidio e aiutare in casa, altrimenti non le avrebbero più permesso di frequentare la scuola” ma mia zia adorava studiare e faceva di tutto per non farsi sgridare.

L’ anno successivo, per la seconda media, la zia tornò a casa con i nonni perchè anche mio padre avrebbe frequentato le scuole medie e allora potevano prendere il treno insieme. C’era una fermata di campagna a circa 2 km dalla masseria; ci andavano in bicicletta, poi prendevano il treno per il paese e la scuola era molto vicina alla stazione (per fortuna!). L’unico problema era che, per arrivare in orario a scuola, dovevano prendere il treno che arrivava in paese alle 7.15 ma la scuola non apriva le porte fino alle 8.15… cosa avrebbero fatto quei due poverini in mezzo alla strada per tutto quel tempo?

Ancora una volta, i rapporti tra le persone in passato erano molto diversi da oggi e mio nonno, che forniva la farina proprio al panificio accanto alla scuola, prese accordi con il fornaio che li accolse per tutto l’anno scolastico nel suo laboratorio in attesa che aprissero le porte della scuola. L’ accordo prevedeva anche che, in cambio di un po’ di farina in più, il fornaio avrebbe dato loro la merenda tutti i giorni: un bel panino fresco di giornata a forma di cornetto. Un vero e proprio lusso cittadino!

Un anno dopo, i nonni decisero di lasciare la masseria che avevano in affitto (continua la lettura con “I coloni della terra” ), si trasferirono in paese, e i ragazzi iniziarono finalmente a frequentare la scuola media vicina a casa loro, senza più Didattica a Distanza.

P.s.: La vecchia scuola rurale di mio padre esiste ancora, è stata completamente ristrutturata. Un progetto prevede che sia la sede di una cooperativa agricola molto speciale che vi invitiamo a conoscere con noi!

 

Per approfondimenti

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Francesca Milano
francesca@italytales.it

Viene da un piccolo paesino agricolo in provincia di Bari e sin da bambina sognava di viaggiare e vivere altrove, infatti, la passione per le lingue straniere è iniziata alle elementari quando ha visitato per la prima volta Parigi. Dopo il liceo linguistico ha iniziato ad esplorare il mondo e a lavorare in campo turistico in Gran Bretagna, Florida USA e Spagna e i suoi viaggi sono continuati anche durante l'università. Più viaggiava e aspettava di terminare l'università pensando di andar via definitivamente, più scopriva le bellezze della sua terra e si convinceva che forse in quella terra un po' contraddittoria ma bellissima, ci voleva rimanere. Nel 2011 inizia a lavorare come guida turistica in Puglia e poi anche come accompagnatrice in Europa così da trovare il giusto equilibrio tra voglia di volare e voglia di restare!

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