28 Apr I coloni della terra.
I miei nonni paterni erano “coloni della terra”. Tra la loro infanzia e la loro età adulta avevano cambiato “casa” (se casa possiamo chiamarla) almeno 5 volte ciascuno. A volte seguivano la mamma e il papà ed alcuni fratelli e sorelle nella stessa masseria; altre volte, quando un parente o un amico di famiglia aveva bisogno di mani e schiene giovani per i lavori più duri, dovevano andare per un periodo a stare lontani dalla propria famiglia di origine in cambio di un pasto sicuro e a volte di piccoli ritorni economici o di prodotti agricoli per la famiglia più numerosa che stava da un’altra parte.
E’ ovvio che il lavoro minorile non era un problema e neanche il trauma del “distacco” veniva considerato un granchè. Anzi, i coloni, più figli avevano e meglio era! C’erano più braccia per arare la terra. Infatti mia nonna aveva 10 tra fratelli e sorelle invece la famiglia di mio nonno era meno numerosa, in totale erano solo 7 figli.
La forma più usata allora era l’affitto “a miglioria”.
In pratica i coloni prendevano in affitto per pochi soldi una masseria con un terreno alquanto malmesso, lo dissodavano, lo coltivavano, piantavano o seminavano e lo rendevano fruttuoso a loro spese. Ma succedeva spesso che, non appena, il terreno diventava sufficientemente fruttuoso da permettere loro una vita dignitosa e libera dalla fame (e ci si poteva impiegare anche fino a 10 anni!), il padrone iniziava a fare pressioni perché andassero via per poterlo affittare ad un costo superiore.
E così i miei nonni girovagavano per le campagne della provincia, da una masseria a vigneti ad una ad uliveti, dai mandorleti, ai campi di grano, dagli agrumi del tarantino alle ciliegie della bassa murgia.
Abitarono masserie dai nomi evocativi e curiosi – peccato che di curioso c’erano solo le crepe nel soffitto tanto erano vecchie le strutture, alcune del 1600, le più “nuove” del 1850, mai ristrutturate – come del Duca, Boccafina, Lamaforca, San Basilio ecc., ecc.
Nel 1964, proprio quando mia zia avrebbe dovuto incominciare la scuola media (per fortuna fu ritenuto importante far studiare i loro figli), successe qualcosa che cambiò loro la vita.
Gli affitti “a mezzadria” (altro tipo di affitto agricolo molto diffuso in passato) prevedevano che le spese e i ricavi venissero divisi a metà tra il proprietario e l’affittuario. Sebbene mio nonno non fosse istruito – da piccoli ci faceva sempre ridere quando diceva che aveva frequentato una volta la prima elementare, due volte la seconda e tre volte la terza!- la matematica gli era sempre piaciuta ed era piuttosto bravo, quindi proprio non gli tornavano i conti quando lui chiedeva al padrone di restituirgli la metà delle spese per il terreno e il padrone, infastidito, diceva che i soldi glieli aveva già restituiti… Allora mio nonno decise di andare in causa contro il proprietario e, dopo anni e anni in causa, fortunatamente vinse! Il proprietario dovette restituirgli la somma dovuta per le spese anticipate dal nonno per i 15 anni precedenti e una somma aggiuntiva come risarcimento! Grazie a quei soldi il nonno riuscì a comprare un piccolo terreno, una piccola auto utilitaria e decisero di lasciare quella masseria fatiscente e pericolante e prendere in affitto una casetta in paese per permettere ai figli di studiare e di avere un futuro migliore e mai più “a miglioria”.
P.s. La masseria in cui vissero i nonni per 15 anni non fu mai più affittata e i terreni furono abbandonati a sè stessi perchè i figli del proprietario si trasferirono al nord e non se ne interessarono più. La masseria, ad oggi, esiste ancora come un cumulo di macerie aggrovigliato a vegetazione spontanea.
Film consigliato a proposito del tema : “Lazzaro Felice” di Alice Rohrwacher
Per approfondmenti
- https://www.notai.it/news/00017458-il-contratto-agrario-di-mezzadria.aspx
- http://legislature.camera.it/_dati/costituente/documenti/ministerocostituente/p7_Vol1_4.pdf
- http://www.pugliadigitallibrary.it/media/00/00/38/1248.pdf
- http://www.historiaetius.eu/uploads/5/9/4/8/5948821/passaniti_9.pdf
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